L’identità culturale
Parlare di Shiatsu e deontologia professionale richiede innanzitutto di definire che cosa è lo Shiatsu.

“Lo Shiatsu è un'arte autonoma che si fonda su un insieme di modelli in prevalenza appartenenti alle tradizioni cinese e giapponese, nasce quindi in un contesto culturale differente da quello occidentale moderno. Viene particolarmente influenzato da numerosi aspetti del pensiero Taoista.
Lo Shiatsu è rivolto a favorire il libero fluire del Qi (Ki in giapponese, comunemente tradotto in italiano con il termine energia), ad armonizzarne il flusso nell'essere umano, concorre alla prevenzione di condizioni energetiche disarmoniche o alla trasformazione delle disarmonie già in atto. Lo Shiatsu agisce sul corpo del ricevente mediante pressioni perpendicolari, mantenute e costanti portate con la mano, il gomito e il ginocchio. La pressione è agita sulla rete di meridiani, aree e punti che costituiscono la struttura energetica dell'essere umano. La concezione di una struttura energetica dell'essere umano, codificata dalla Medicina Tradizionale Cinese, è patrimonio di tutte le tradizioni estremo-orientali ed è la radice da cui lo Shiatsu nasce e si sviluppa".
dal Manifesto dello Shiatsu - Federazione Italiana Shiatsu

Lo Shiatsu è un’arte autonoma in quanto segue principi “suoi propri”, applica tecniche e metodi appartenenti esclusivamente al proprio specifico contesto, così come recita in proposito il Manifesto dello Shiatsu. Lo Shiatsu professionale, in quanto arte per la salute, conserva quindi una propria specifica identità culturale, a prescindere dai diversi approcci e stili sviluppatisi nel tempo. Il suo esercizio richiede il possesso di specifici requisiti non riconducibili a quelli richiesti da altre discipline, sempre orientate alla salute e al benessere, siano esse di estrazione occidentale che orientale. 

Perché una deontologia?
Prima di tutto per il rispetto della nostra identità culturale, perché gli operatori abbiano ben chiaro non solo cosa è lo shiatsu ma anche cosa non è! perché conoscano il contesto nel quale operano e possano trasmettere all’esterno un messaggio corretto e coerente.
Unendo alla formazione di provenienza la propria creatività, pratica ed esperienza, l’operatore shiatsu acquisisce uno stile personale ed unico che rappresenta un contributo prezioso per l’intera società. La creatività personale deve però tenere conto di uno standard di tecniche e modalità di intervento “di base” che garantisca serietà e competenza, così come sostenuto ormai da anni dalla F.I.S. e dalla F.N.S.S.

Lasciare spazio alla creatività non vuol dire snaturare quanto acquisito con la propria formazione ma, anzi, arricchire il proprio patrimonio formativo con la nostra personale esperienza.
Rispettare l’identità culturale significa essere completamente consapevoli che lo Shiatsu è contattare il corpo dell’altro attraverso il tocco, lavorare sulla struttura energetica (qi, meridiani) della persona utilizzando le tecniche acquisite, porsi in una condizione di parità con il ricevente senza sentirsi maestri o, peggio, guaritori e rifuggendo qualsiasi forma di “esotismo”. Significa avere ben chiaro che lo Shiatsu non “guarisce” e non “cura” le patologie, che non ha uno scopo “terapeutico”, che non è una disciplina appartenente (almeno per ora!) al mondo sanitario così come comunemente inteso in occidente.

Significa essere coscienti (con il cuore e con la mente) che lo scopo dello Shiatsu è stimolare un cambiamento nella struttura energetica del ricevente, promuovere il benessere e la salute della persona rafforzandone le naturali capacità di recupero. Rispettare la nostra identità culturale vuol dire, quindi, imparare a stare all’interno dei confini propri della disciplina che esercitiamo: usiamo il nostro metallo!

 

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